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Beata Pina Suriano

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view post Posted on 10/10/2011, 10:47 Quote

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190510_pina_suriano

Preghiera


O beata Pina Suriano, aiutaci,
sul tuo esempio e con la tua intercessione,
a fare di noi stessi, in unione al sacrificio del Figlio,
un'offerta spirituale al Padre,
vivendo la nostra esistenza in una trasparente testimonianza
della gioia dell'amicizia col Signore e nel generoso servizio ai fratelli.

† Cataldo Naro


Biografia

A Partinico, centro agricolo della provincia di Palermo, che fa parte dell’arcidiocesi di Monreale, il 18 febbraio 1915 nacque Giuseppina Suriano, la quale sarà poi sempre conosciuta con il diminutivo di Pina. Era il primo frutto dei giovani sposi Giuseppe e Graziella Costantino i quali vivevano dei modesti, ma pur sicuri, proventi che derivavano loro dal lavoro dei campi.

Il 6 marzo 1915, Pina ricevette il Battesimo in quella che allora era l’unica chiesa parrocchiale di Partinico, Maria SS. Annunziata.

Pina sortì da natura un’indole docile e sottomessa, particolarmente sensibile allo spirito religioso che aleggiava in famiglia. La sua serenità d’animo la portava ad interessarsi delle cose semplici della vita, cose che ruotavano intorno ad un senso del religioso fin d’allora acceso e che, lungo l’arco della sua vita, sarà in cima ai suoi interessi.

Circondata dall’affetto dei suoi parenti ‑ Pina viveva allora nella grande casa dei nonni con tutti i familiari che la colmavano d’affetto, essendo la prima nipote ‑ da loro ricevette la prima educazione morale e religiosa, che fu poi perfezionata, a partire dall’età di quattro anni, presso l’asilo delle Suore Collegine di San Antonio.

Nel 1921 a sei anni, Pina fu iscritta alla scuola comunale di Partitico e per tutto il quinquennio elementare, ebbe come maestra la Sig.na Margherita Drago, la prima vera ammiratrice delle sue singolari virtù. L’amore che Pina aveva per la scuola era grande: tutte le materie la interessavano e la riempivano di gioia.

Il 1922 a pochi giorni l’uno dall’altro, ricevette i Sacramenti della Penitenza, della Prima Comunione e della Cresima.

E’ proprio dello stesso anno il suo ingresso nell’ Azione Cattolica (A.C.) come beniamina prima, poi aspirante e quindi giovane. Era ancora una bambina dodicenne o poco più quando Pina iniziò a partecipare, con profondo spirito ecclesiale, alla vita parrocchiale e diocesana, prendendo parte attiva a tutte le iniziative di A.C. e a quelle che erano dettate dal bisogno dei problemi locali.

Fece della parrocchia il centro motore delle sue azioni, in totale cooperazione delle disposizioni del parroco Don Antonio Cataldo, che era su direttore spirituale e confessore.

Nel 1937 essendo stata eretta la nuova parrocchia di Maria SS. del Rosario Pina continuò la sua attività nella nuova parrocchia perché come territorio apparteneva ad essa, cui fu primo parroco Don Andrea Soresi; prima confessore e direttore spirituale poi biografo di Pina. Nel 1938 fu nominata delegata delle sezioni minori: angioletti, piccolissime, beniamine, aspiranti. Dal 1939 al 1948 fu segretaria della stessa A.C. e dal 1945 al 1948, pur facendo parte del gruppo Donne, fu nominata Presidente delle giovani dietro pressante richiesta delle stesse giovani; continuò a fare la segretaria.

Nel 1948 fondò l’associazione Figlie di Maria e fu presidente di questa nuova associazione fino alla morte.

L’adesione di Pina all’A.C. è una realtà da tenere ben presente, giacché gli interessi che lei da allora coltivò, le aspirazioni e gli atti religiosi propri della sua vita, erano motivati proprio dalla sua compenetrazione d’essere un membro dì questa organizzazione. Ciò spiega, tra l’altro, come abbia potuto, con gli anni, diventare un’esperta della vita e del messaggio di Gesù, della missione della Chiesa e della vocazione degli uomini alla santità.

La Beata pose a fondamento del suo apostolato la preghiera, i sacrifici, la S. Messa, comunione e meditazione quotidiana; studiando la parola dì Dio e seguendo il magistero ecclesiastico.

Una menzione merita il rapporto tra Pina e la propria famiglia giacché, malgrado ella in quest’ambito si comportasse come figlia perfetta nei servizi che le imponevano e nella sottomissione ai genitori, dovette scontrarsi con un ostracismo totale della mamma verso le sue pratiche religiose: questa, in particolare, non voleva che trascorresse tanto tempo in chiesa, poiché i propositi matrimoniali che nutriva per lei venivano in tal modo ad essere vanificati.

A dimostrazione che l’impegno religioso di Pina scaturiva da una precisa e convintissima scelta di vita, si pone il voto dì castità che ella fece il 29 aprile 1932 nella chiesetta delle Figlie della Misericordia e della Croce, che era la sede sociale della G.F. Le parole che ella pronunciò e volle scrivere sul suo diario in quel giorno sono le seguenti: «In questo giorno solenne, Gesù mio, io voglio unirmi più a te e prometto di mantenermi sempre più pura, più casta per essere un giglio candido degno del Tuo giardino»

La serietà del voto emesso si deduce anche dal fatto che Pina lo rinnovava mensilmente, con il permesso del direttore spirituale e coerente al voto emesso, con garbo ma fermamente, respinse le diverse proposte di matrimonio che più di un giovane, conquistato dalla sua grazia ed anche dalla sua avvenenza, le rivolse.

Diversi furono i tentativi fatti da Pina per realizzare il suo desiderio di farsi suora, ma si trovò dinanzi a insormontabili difficoltà. Intanto, che Pina pregava, sperando di ottenere la benedizione dei suoi genitori, per entrare nella vita religiosa, partecipava con spirito ecclesiale, alla vita della parrocchia e della diocesi; ciò sia come socia e dirigente dell’A.C., sia come presidente della Pia Unione delle Figlie di Maria.

Vistasi preclusa ogni via alla vita religiosa, Pina volle dare a Gesù l’ultima prova del suo immenso amore ed il 30 marzo 1948, insieme ad altre tre compagne, si offriva come vittima per la santificazione dei sacerdoti.

Prima di imboccare il doloroso tunnel della malattia, nel settembre 1948, ebbe la soddisfazione grandissima di recarsi in pellegrinaggio a Roma, in occasione del XXX della G.F.

Davvero straordinaria la coincidenza tra l’offerta di vittima, fatta dalla beata Pina nel marzo 1948, e l’affacciarsi di una forma di artrite reumatica così violenta da causare quel difetto cardiaco che l’avrebbe portata alla morte.

Fino all’ultimo infatti continuò a spandere sublimi esempi di perfezione, lieta che la sua offerta di vittima per la santificazione dei sacerdoti fosse stata accettata morì improvvisamente per infarto il 19 maggio 1950.

Per la partecipazione della gente alla camera ardente e ai funerali si vide chiaramente come l’opinione comune era che fosse morta una santa. Il giorno seguente, dopo i funerali, celebrati nella parrocchia del Rosario, alla salma di Pina fu data sepoltura nel cimitero comunale di Partinico nella tomba di famiglia.

Il 18 maggio 1969 avvenne la definitiva traslazione del corpo dal cimitero comunale alla Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore in Partinico.


Il miracolo

Il 14 giugno 1992, verso le ore 15,00, Isabella Mannone, nata a Marsala il 19 dicembre 1973, rimase vittima di un gravissimo incidente. Mentre si trovava nella vasca da bagno, da una mensola soprastante cadde nell'acqua un asciugacapelli che era collegato alla presa di corrente e che per l'urto contro la vasca andò in moto. La giovane avvertì subito scosse elettriche in tutto il corpo, irrigidimento degli arti e senso di soffocamento, seguito dalla perdita di coscienza.

La madre, Maria Genna, che nel frattempo lavorava poco distante, all'udire il forte grido della figlia, si precipitò verso il bagno e rotto il vetro della porta la vide distesa nella vasca, priva di sensi, come morta boccheggiante. Non essendosi resa conto della causa dell'incidente, nel tentativo di estrarla dall'acqua, anch'essa rimase colpita dalla scarica elettrica.

"In quel momento, non so come, invocai la venerabile Pina Suriano - afferma la Sig.ra Genna - che mi venisse in aiuto; ricevetti una forte scossa di corrente , mi buttai indietro e riuscendo a toccare il telaio della porta che era di legno, cessavano gli effetti della folgorazione, così ho potuto correre a chiedere aiuto e staccare l'interruttore generale, che si trova collocato all'esterno dell'abitazione, tutto ciò comportò un po' di tempo, circa 15 minuti".

Gridando ancora: "Pina Suriano ci aiuti", la madre ritorna nella stanza da bagno ed estratta a fatica la figlia dalla vasca, le praticò una rudimentale respirazione artificiale, muovendole solo le baccia: la giovane riprese coscienza, ma presentava una bruciatura in sede glutea sinistra.

Alle 15.30 la malcapiitata fu condotta all'ospedale di Marsala, dove le fu riscontrata una lesione folgorante nella regione glutea sinistra e tachicardia sinusale all'ECG. La prognosi fu di otto giorni, ma la paziente rifiutò il ricovero. La ferita le fu curata a casa dal medico di famiglia per 15 giorni; la cicatrizzazione completa richiese circa 10-12 mesi di tempo.

Parere della Consulta medica

Anche salvandosi dalla morte, conseguenza normale in incidenti del genere, Isabella come minimo doveva riportare danni gravi e permanenti cardiaci e/o neurologici. Invece la folgorazione non le produsse nessun danno permanente negli organi vitali.

Pertanto, la Consulta Medica, giudicando che l'assenza di conseguenze negative rende l'evento del tutto atipico ed inspiegabile ha rilasciato le seguenti definizioni conclusive:"L'evento può essere considerato come uno "scampato pericolo" scientificamente inspiegabile per l'assenza di conseguenze negative che potevano derivare dall'evento stesso.


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PINA SURIANO

di S.E. Mons. Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale


*La prima parte di questo profilo è stato letta davanti al papa poco prima che egli proclamasse beata Pina Suriano. Il paragrafo sui tratti di spiritualità della nuova beata, invece, è tratto dall’Omelia della Messa di ringraziamento a Monreale, il 10 settembre 2003

Nella luminosa schiera dei giovani e delle giovani che in Sicilia, particolarmente a partire dagli anni immediatamente seguenti la prima guerra mondiale, promossero e animarono i rami giovanili dell’Azione Cattolica, testimoniandone con generosità l’impegno ecclesiale e civile, spicca la figura della venerabile Pina Suriano, che la Santità Vostra iscrive oggi nell’albo dei Beati.

Nata a Partitico, grosso centro abitato della arcidiocesi di Monreale nella provincia di Palermo, nel 1915 trovò il primo sostegno del cammino della vita cristiana nell’esempio dei genitori, nella frequentazione della parrocchia e nella guida delle suore dell’asilo del locale Collegio di Maria, nell’insegnamento ricevuto dalla sua maestra della scuola elementare e, più complessivamente, nell’ambiente cittadino che viveva una sua tradizione cristiana. Di questa iniziale formazione conservò la devozione alla Madonna del Ponte, al cui santuario, fuori l’abitato di Partitico, usò andare annualmente in pellegrinaggio, come la gran partre dei suoi concittadini. E conservò anche l’amore alla musica appresa alla scuola delle suore collegane. Fu poi per anni organista della parrocchia.

Entrata giovanissima nelle fila dell’Azione cattolica nella parrocchia della chiesa madre, allora unica parrocchia della città, collaborò per impiantare l’Associazione nella nuova parrocchia del Rosario, eretta a metà degli anni ’30, e ne divenne nel 1938 delegata e l’anno seguente Presidente della Gioventù femminile di Azione Cattolica. Nella parrocchia esercitò con passione il compito di catechista e prestò la sua intelligente collaborazione in iniziative caritative ed educative, tra le quali una scuola di cucito per ragazze, in cui mise a frutto le capacità acquisite nell’esercizio della sua professione di sarta.

Nel clima intenso d’amicizia e di reciproco sostegno tra le giovani dell’Azione Cattolica alimentò il suo slancio d’amore sempre più totale al Signore Gesù, unico suo bene. Maturò gradualmente una generosa volontà di consegnarsi a Dio come un’offerta vivente assieme al suo sposo Gesù, includendo nell’offerta anche il desiderio, rivelatosi impossibile ad attuarsi, di essere accolta in un Istituto di Vita Consacrata. Portò nella sua preghiera di intercessione tutto il suo mondo e tutta la Chiesa, a partire dai sacerdoti. Fu dispensatrice di gioia anche nella sofferenza fisica e sull’esempio della Madre del Signore cantò la misericordia di Colui che anche nella sua vita aveva operato grandi cose.

Consumata dall’amore, il 19 maggio dell’Anno Santo 1950, mentre si preparava a recarsi in Chiesa per l’incontro quotidiano col suo Sposo divino, fu da Lui introdotta nell’eterna festa degli amici di Dio e resa partecipe per sempre della luce di Santi.

La Santità Vostra ne riconobbe l’eroicità delle virtù il 18 febbraio 1989.
Loreto, 5 settembre 2004.


Tre tratti della personalità spirituale di Pina Suriano.

Il primo tratto è certamente il suo amore appassionato al Signore Gesù. Sperimentò un legame diretto e, direi, frontale col Signore. Si rapportò a Lui con una semplicità e un’immediatezza che stupiscono. Gli parlava con una confidenza totale. Sentiva vivissima la Sua presenza. Non sapeva stare senza la comunione quotidiana. Appena poteva, correva ai piedi del tabernacolo. Per lei Gesù fu lo sposo divino amato fino alla follia, l’amico fedele, il confidente unico. Il suo diario e i suoi appunti su piccoli pezzetti di carta testimoniano ancora oggi la crescente passione d’amore di questa modestissima ragazza di paese per il Cristo. Ad appena 18 anni, il 21 novembre del 1933, scriveva nel suo diario:”La tua presenza mi solleva al di sopra di ogni cosa, il mio amore per te aumenta sempre, sempre, sempre. Come questo giorno vorrei passare tutti gli altri della mia vita, voglio amarti soffrendo, voglio soffrire cantando”. E infatti sperimentò la sofferenza: quella legata alle prove purificatrici di un cammino di interiore spogliamento per una donazione sempre più radicale di sé stessa a Dio, ma anche quella causata da una salute malferma, specialmente negli ultimi anni della sua vita, e dalle difficoltà che incontrò nella realizzazione del suo desiderio di darsi al suo sposo Gesù nella consacrazione dapprima in un cenacolo intitolato al Santo Cuore –una sorta di Istituto secolare- e, poi, quando quel sogno che coltivava con alcune amiche del paese si dissolse definitivamente, in un qualche convento o Istituto religioso. Con semplicità scrisse di essere “contenta di soffrire per amore”. Ella sentiva di non poter rispondere all’amore del Suo Signore che con il medesimo metro: un interezza di donazione che comprendeva l’offerta della vita stessa, cioè fino alla morte. IL Figlio di Dio era morto sulla croce per lei, e lei rispondeva dandogli la Sua vita. Più precisamente: unendo la sua vita all’offerta che il Cristo fa di se stesso al Padre per la salvezza del mondo nel sacrificio della croce, reso presente e attuale in ogni celebrazione eucaristica. Era infatti la quotidiana partecipazione all’Eucarestia che plasmava giorno dopo giorno i sentimenti di Pina e sempre più esistenzialmente la faceva aderire all’offerta di Gesù-ostia-sulla croce. Ha notato finemente don Antonino Raspanti che c’è negli scritti della beata Suriano degli ultimi anni ’40 una sorta di passaggio da Gesù-ostia a Pina-ostia, dalla concentrazione su Gesù vittima per gli uomini alla consapevolezza della stessa Suriano di doversi offrire insieme a Gesù. Mentre prima, attingendo alla letteratura spirituale del tempo, Ella insisteva sull’unità di tre amori: l’amre dell’Eucarestia, l’amore della Croce e l’amore delle anime, poi scrisse semplicemente di sé stessa come di un’ostia in un sentimento assorbente di immedesimazione vittimale al Cristo. Era davvero compiuto il percorso di unione al Suo Sposo e di lì a poco la mattina del 19 maggio 1950 (…) morì.

Con questo suo evidentissimo rapporto personale con il Signore, la beata Pina Suriano ci dice che il cristianesimo non è propriamente una dottrina spirituale, per quanto profonda, e non è neanche semplicemente un insegnamento morale, per quanto alto, ma è una persona con cui incontrarsi e da amare, è Cristo Signore. Tutto il resto –l’impegno morale, l’operosità apostolica, il servizio al prossimo- viene di conseguenza. Lei che ebbe la fortuna e la gioia di vivere un così straordinario rapporto d’amore con il Signore –che ora continua nell’Eternità- ci ottenga dallo stesso Signore di crescere nella nostra fede e di sperimentare anche noi almeno un po’ del suo amore.

Il secondo tratto della Sua spiritualità è il rapporto sereno e gioioso che seppe avere con tutti e, particolarmente, con le amiche della Parrocchia. Pina Suriano non fu una solitaria nella sua avventura cristiana. Non andò al Signore da sola, non lo incontrò facendo a meno degli altri. Si fece aiutare dagli altri e cercò di aiutare gli altri. Si va al Signore in compagnia, lo si incontra nella Chiesa, si vive il rapporto con Lui nella celebrazione dell’Eucarestia. Si cammina con la Fede col sostegno degli amici del Signore. Desiderò ardentemente che si formasse veramente quel cenacolo del Santo Cuore che avrebbe reso più stabile, col riconoscimento ecclesiastico, il legame tra le aderenti, le “sorelline”, come ella chiamava nelle sue lettere queste sue amiche del cuore che riconoscevano la loro guida nella “mammina” Maria Addano, insegnante di lettere e poi Preside di Liceo. Insomma, la beata non disdegnava ed anzi ricercava la compagnia della fede, l’amiciza cristiana, il sostegno di chi lei riteneva più avanti nella conoscenza del Signore. Ed anche nnell’Azione Cattolica visse il camminare insieme, il sostenersi vicendevolmente, l’attenzione a far tesoro dell’aporto di ciascuno come un tratto fondamentale della sua esperienza credente.

Anche in questo suo camminare sempre in compagnia la nuova beata ci da un insegnamento di straordinario valore per noi tutti ancora oggi. Ho appena finito di consegnare al Clero e ai fedeli della nostra diocesi una lettera pastorale in cui, riprendendo una linea di riflessione dell’Episcopato italiano in una recente nota pastorale sulla parrocchia, scrivo di pastorale “integrata” e “integrale” e dell’esigenza di superare ogni spirito di auto-sufficienza delle singole persone, delle singole parrocchie e delle singole aggregazioni laicali nella nostra chiesa diocesana per riuscire a sostenersi vicendevolmente, anche con iniziative comuni. La beata Suriano ci aiuti con la sua intercessione in questa nostra attuale ricerca di forme di reciproco aiuto e di leale e generoso camminare insieme.

Il terzo tratto della spiritualità di Pina Suriano, che può esserci di lezione, mi sembra, infine, la sua straordinaria capacità di sopportazione delle tensioni, dei contrasti e delle contraddizioni in cui si trovò immersa nel piccolo ambiente in cui la Provvidenza la pose a vivere. Dovette subire l’opposizione dei genitori, specialmente della madre, al suo desiderio di farsi suora, e prima ancora, a una partecipazione regolarmente assidua alla vita dell’Azione Cattolica. Avvertì forte il dolore per la travagliata vicenda che sconvolse la comunità ecclesiale di Partitico per l’allontanamento dal suo Ufficio dell’Ariciprete del tempo, che era anche il suo direttore spirituale. Si sentì particolarmente ferita nell’animo per l’abbandono del ministero da parte di un altro sacerdote. Trepidava per la salvezza eterna delle persone che conosceva, cominciando dai suoi genitori. Nella sua finissima sensibilità di tutto risentiva di ogni distanza del suo ambiente dal Signore Gesù e dal Suo Vangelo. Soffriva immensamente. Eppure non fu travolta dall’angustia psicologica e dalla pochezza intellettuale e talvolta anche morale del suo ambiente, che comportò inevitabilmente un’incomprensione del suo singolare percorso spirituale ed anche, in taluni casi, un’insofferenza per le sue parole e per il suo modo di porsi. Non si ritrasse sdegnata o impaurita in un suo guscio interiore. Visse intensamente e coraggiosamente “dentro” il suo mondo, facendosene carico nella preghiera e non esitando a fare la sua parte per contribuire ad elevarlo con l’intessere costruttivi rapporti di amicizia e di pace con tutti e con il prendere parte, spesso con funzioni di guida, alle iniziative formative ed assistenziali delle Associazioni cui appartenne, in primo luogo l’Azione Cattolica. Il suo straordinario amore al Signore la portò a vivere ed agire nel suo ambiente come avrebbe fatto lo stesso Gesù, a guardare il suo mondo con lo sguardo di Dio, cioè con misericordia e pazienza. Ci ottenga dal Signore la nuova beata di vivere anche noi, con fedele impegno cristiano, la nostra parte nell’ambiente in cui Dio ci ha posto senza alcun risentito elitarismo ma con umile operosità e cordiale pazienza.


La spiritualità vittimale di Pina Suriano

L’esistenza della partinicese Pina Suriano (1915-1930), breve e lineare, sembra intrecciare due aspetti: quello visibile dell’ordinaria attività, svolta nell’andirivieni operoso della vita familiare e dell’Azione Cattolica parrocchiale, e quello interno nascosto, più ricco e travagliato. L’ambito familiare, fatto di lavori domestici in attesa dello sposalizio, si rivela presto angusto per una giovane perspicace, a cui la vita associativa offre la possibilità di una visibile crescita, aprendola ad orizzonti più vasti, persino della stessa Partinico. Il contatto con altri, la guida di sacerdoti ed educatori esperti, la lettura della stampa, il dinamismo dell’azione sociale fanno emergere e sviluppare le doti della piccola ragazza, fermatasi all’istruzione elementare. Questa ricchezza di contatti, con il fervore di attività innescato, si incentra sulla consapevolezza di godere di una vocazione di santità per la semplice appartenenza all’associazione. Qui scopre il grande ideale della restaurazione del regno di Cristo nella società giudicata ormai estranea ai valori evangelici, con la conseguente esigenza di educare una fede, la cui superficialità era in parte nascosta dalle tradizionali strutture socio-religiose. Vi trova anche l’ancoraggio di questo apostolato ad un forte legame con il Cristo, attraverso la devozione, tradizionale anch’essa, al Sacro Cuore, fatta di preghiera, di partecipazione all’Eucaristia, di penitenze, di accettazione e valorizzazione della sofferenza, e tutto come unione all’amore redentivo di Cristo verso le anime dei peccatori.

A rendere singolare ed eminente questa ordinaria attività è una nota che la permeò interamente, perché coinvolse intimamente l’esistenza della giovane. Possiamo riassumere questa nota con la terza parola del motto della Gioventù Femminile d’Azione Cattolica: eroismo (le altre sono Eucaristia e apostolato). Non si trattò di un eroismo di imprese e di gesta storiche, bensì quello di una fedeltà generosa al raggio infuocato di Cristo, che la condusse ad una drammatica tensione interna, giocata sull’orlo di slanci irrefrenabili coi quali bruciare ogni distanza con lo sposo divino e atti di ragionevole accettazione delle situazioni e di abbandono a Dio.

Il dramma prende corpo da alcuni ostacoli ai quali va incontro, primo fra tutti la lotta con i genitori: non più e non solo ottenere i permessi per partecipare alle molteplici attività parrocchiali, ma ottenere il permesso più consistente di entrare nella vita religiosa. Ottenutolo nel febbraio 1940, sopraggiunge inatteso il fermo dalla sua stessa salute: aveva già preso congedo da quelli di casa e dalle sorelle dell’Associazione, felice di coronare il suo sogno presso le Figlie di S. Anna a Palermo, ma dopo soli otto giorni deve rientrare a casa, poiché la visita medica evidenzia un problema cardiaco. Le si chiudono dietro delle porte che mai più le si apriranno. Nel ‘48 emette il voto di vittima, mentre instancabilmente non solo guida la Gioventù Femminile parrocchiale, ma fonda anche, e presiede, l’associazione delle Figlie di Maria. La risposta alla chiamata divina si concretizzerà piuttosto in una capacità crescente di accettare tutto e trasformarlo in offerta d’amore, con una speculare radicalità nella risposta medesima. Esemplare è una frase del diario del 21 novembre 1933, quando Pina ha solo diciotto anni: “La Tua presenza mi solleva al di sopra d’ogni cosa, il mio amore per te aumenta sempre, sempre – sempre. Come questo giorno vorrei passare tutti gli altri di mia vita – voglio amarti soffrendo – voglio soffrire cantando”.

Ad un’amica che chiede espressamente cosa intenda con il termine vittima, Pina riassume la connessione tra l’amore di Cristo crocifisso, il soffrire accolto con amore e il suo valore redentivo. Il legame intimo dal quale partire è tra amore e sacrificio, mentre l’esser vittima consiste fondamentalmente nello stato di abbandono agli avvenimenti della vita che investono la persona e fatti risalire in ultimo alla mano del Cristo. Il risultato è l’unità di tre amori, che sono invero un solo amore: “L’amore dell’Eucaristia, l’amore della Croce e l’amore delle anime debbono essere il nostro ideale, e non si può dire mi contenterò di uno solo. No, l’uno non può e non deve andare senza l’altro! La conquista delle anime col sacrificio, dobbiamo cercarla per Gesù Ostia, per amore suo, e perciò questi tre amori non possono essere separati”. Gesù-ostia è l’espressione sintetica nella quale si può riassumere il volto del Dio che si presenta a Pina e la croce è il vincolo indissolubile fra il Cuore di Cristo e il suo: questo matrimonio, per così dire, capovolge la visione e l’atteggiamento di Pina, è la Pasqua in lei che esclama: “Noi saremo felici soffrendo, ed il dolore si cambierà in letizia e la morte diventerà vita. Noi saremo del piccolo gruppo dei valorosi che accompagnò Gesù oltre la frazione del pane fino al Calvario”. Al Gesù-ostia la Suriano risponde con quell’altra espressione, ripetuta nel programma presentato al direttore spirituale in vista dell’emissione del voto di vittima: Pina-ostia, pronunciato il 30 marzo 1948, martedì di Pasqua.

Solo nella pasqua di Gesù la morte si incontra con la risurrezione: “O Gesù, Unico mio Amore, nell’anniversario della mia offerta di “vittima” sento il bisogno non solo di rinnovartela, ma di chiederti anche una speciale grazia […] Tu o Gesù, comprendi il vuoto, lo scoraggiamento, l’abbattimento e la tortura in cui sono immersa … quindi vengo a Te non per esserne alleggerita, ma invece per aumentarmeli e farmi comprendere ben chiaro quale è la Tua volontà su di me – quale sarà dunque la grazia che vengo a chiederti, il mezzo e il modo con cui parlerai chiaramente al mio cuore? Che Tu o Gesù mi colpisca con una malattia crudele, inguaribile, affinché possa con chiarezza convincermi che la vita religiosa non è per me – e quindi possa il restante della mia vita offrirtela a Te fra gli spasimi del corpo, che voglio si consumi lentamente, come l’olio della Tua lampada, in modo che così possa finire i giorni della mia vita, e non potendo celebrare con Te le nozze su questa terra, possa almeno poterli celebrare nell’altra vita, con immenso gaudio del mio cuore – Penso o Gesù che in nessun modo potrò adorare e capire la Tua adorabile volontà, quindi Te ne prego, esaudiscimi subito”. Siamo all’acme del cammino. Poco più di un anno dopo, il 19 maggio 1950, verso le 7,30 del mattino, preparandosi per andare a Messa, Pina Suriano moriva.


Pina Suriano: straordinaria nel quotidiano

La vicenda terrena che Pina Suriano ha vissuto per trentacinque anni può definirsi “straordinariamente normale”. Infatti chi volesse rintracciare nella sua dettagliata biografia qualche avvenimento eccezionale o particolari aspetti della sua personalità che ne delineassero una fugura di “rare virtù” ne rimarrebbe deluso e potrebbe chiedersi perchè la Chiesa del ventunesimo secolo proclama Beata una normalissima ragazza del Sud.

Per rispondere a questo legittimo interrogativo bisogna saper leggere tra le pieghe della sua breve vita i tratti salienti di un cammino di santità che fu sempre presente nell’itinerario intimo e spirituale della giovane Pina Suriano.

Cenni biografici

Pina Suriano nasce a Partinico, in provincia di Palermo, il 18 febbraio 1915, in una famiglia di contadini. Dopo avere ricevuto i sacramenti dell’iniziazione entra a far parte dell’Azione Cattolica partinicese fondata proprio negli anni venti dall’arciprete Cataldo, sacerdote che diede impulso alla vita ecclesiale cittadina e fu formatore delle coscienze di tanti giovani. Nell’Azione Cattolica svolgerà le funzioni di segretaria e di presidente della Gioventù Femminile dal 1939 al 1948. Formatasi spiritualmente attraverso i programmi associativi, Pina, pur impegnata in molte iniziative sociali e caritative, coltiva la vocazione alla vita religiosa. Questa fortissima chiamata alla vita claustrale fu dapprima ostacolata dai suoi genitori e, successivamente, impedita da una grave malattia che non le consentì di entrare a far parte di alcuna famiglia religiosa. Questo nodo cruciale della sua esistenza diventerà il luogo teologico del cammino di santità a cui Pina si sente chiamata. Con grande senso del ‘martirio’ cristiano il 30 marzo 1948 emette, nelle mani dell’arciprete Cataldo, il voto di vittima con queste sofferte motivazioni: «È tua volontà che per me la vita di comunità, la clausura, resti un sogno – ed allora anche se questa realtà è terribilmente dolorosa, la trovo piacevole perchè mi dà occasione di dimostrarti che ti amo sopra ogni cosa – i disegni del Signore chi li conosce? Questa mia sofferenza, questa tortura della mia privazione per la vita religiosa torni, per i tuoi meriti o Gesù, di vantaggio per le anime dei sacerdoti». La sua esistenza si concluderà il 19 maggio 1950 dopo aver partecipato a Roma alle maifestazioni per il trentesimo anniversario della gioventù Femminile e con la speranza di ritornarvi per l’anno santo.

Un cammino di santità

Pina Suriano nell’Azione Cattolica di quel periodo, riformata grazie all’opera di Pio XI, prende coscienza della grande responsabilità che i laici hanno di fronte al mondo: essere testimoni di quel Gesù che hanno incontrato nella loro vita interiore. Pina, insieme alle altre giovani della Gioventù Femminile, si rende conto che non bastano le sole opere devozionali ma bisogna predicare anche fuori le chiese, in altre parole ha maturato la coscienza di quanto preziosa sia la collaborazione dei fedeli laici all’apostolato gerarchico per l’edificazione della Chiesa nella società che si va scristianizzando. Per questo può affermare: «A prefernza degli altri dobbiamo farci sante, poichè abbiamo ricevuto un grazia non concessa ad altri, al far parte cioè della Gioventù Femminile dove i mezzi e gli aiuti, per lopera della nostra santificazione, sono abbondanti e sostanziosi. [...] Perchè essendo chiamate all’apostolato in qualunque stato s’incolonnerà la nostra vita, dobbiamo essere prima noi ripieni dello Spirito di Dio per poterlo comunicare agli altri». È un programma di vita con cui Pina farà i conti con particolare dolore: il suo ideale di verginità consacrata sarà mutato in consapevole martirio e sacrificio quotidiano, essere vittima come lo è stato Gesù, percorrendo lo stesso cammino che lui fece dal Cenacolo al Golgota, diventa l’intimo impulso della sua vita spirituale.


Frutto maturo

Leggere la vita di Pina Suriano con le lenti della fede significa dare il primato a Colui che fa la Storia, infatti, l’esperienza laicale, ma ancor di più “vittimale” della giovane partinicese, è stata possibile in quanto la fede nel Crocifisso e nel suo sacrificio, ha avuto il sopravvento sulle umane debolezze, sui progetti sognati per tanto tempo, sui fallimenti personali che altrimenti avrebbero generato solo disperazione. Invece la vicenda cristiana di Pina Suriano getta luce sul senso della Speranza, non solo per la vita intima del credente, che in Cristo Speranza trova conforto, ma anche per la vita del mondo che in Cristo è ricapitolata.

Pina Suriano è stata proclamata Beata perchè, ad imitazione di Cristo, non è rimasta schiacciata dalla sua personale croce, ma ne ha fatto strumento di fede, luogo teologico della sua santificazione, ideale che vale più della stessa vita.

Pina Suriano è il frutto maturo che la Chiesa monrealese, e in essa quella partinicese, deve raccogliere per offrirlo agli uomini e alle donne che in essa vivono, non solo nelle comunità parrocchiali, ma anche nei luoghi della società civile, perchè il suo modello è un’efficace risposta al desiderio di autenticità ed alla necessità di saper guardare, con uno sguardo molto più profondo e attento, alla quotidianità della vita.

Michele Chimenti


Pina Suriano: un’anima estremamente semplice

A Partinico, cittadina in provincia di Palermo appartenente all’arcidiocesi di Monreale, il 18 febbraio 1915, venne alla luce Giuseppina Suriano, che da parenti e amici, affettuosamente, sarà poi chiamata sempre con il diminutivo di Pina; il 6 marzo 1915, ricevette il battesimo nell'unica chiesa parrocchiale della Città, Maria SS. Annunziata, la Matrice, comunità in cui la Venerabile vivrà il suo impegno apostolico di laica sino al 1936 quando, essendo stata costituita la nuova parrocchia Maria SS. del Rosario nel cui territorio ricade la sua abitazione, comincerà a lavorare nella nuova comunità, sotto la guida saggia e prudente del nuovo parroco - che sarà anche il suo direttore spirituale - don Andrea Soresi. A lui e alla sua opera certosina si devono la raccolta e la trascrizione di tutti gli scritti, diari, lettere e soprattutto pezzetti di carta di cui Pina faceva largo uso, e primo attore della causa di beatificazione che sarà portata a termine con esito felice da Mons. Girolamo Soresi.

Dalla sua famiglia ricevette la prima educazione morale e religiosa che poi fu perfezionata, a partire dall'età di quattro anni, presso l'asilo delle Suore del Collegio di S. Antonio. A sei anni cominciò a frequentare la scuola e la maestra che l'accompagnò per tutti i cinque anni delle elementari fu la “prima vera ammiratrice delle sue singolari virtù”. Infatti, l'amore che Pina aveva per la scuola era grande e tutte le materie la interessavano e la riempivano di gioia.

Un anno importante nel cammino della vita cristiana della Nostra fu il 1922, quando a pochi giorni l'uno dall'altro, ricevette i Sacramenti della Penitenza, della Prima Comunione e della Cresima. La fanciulla comprese abbastanza bene cosa significasse per lei ricevere questi sacramenti e la docilità alla grazia che agiva nel suo cuore la portò ad impegnarsi nell’apostolato sin da questi anni. I suoi insegnamenti penetravano così a fondo nell'animo altrui che era difficile non seguire quanto ella consigliava: era ancora dodicenne quando iniziò a partecipare attivamente alla vita parrocchiale e diocesana, prendendo parte a tutte le iniziative promosse dall’Azione Cattolica.

Per Pina Suriano l' Azione Cattolica fu il luogo, come leggiamo nel suo diario, in cui la sua anima “si è formata ed aperta ad orizzonti più vasti di apostolato». Gli interessi che lei da allora coltivò, le aspirazioni e gli atti religiosi propri della sua vita, erano motivati dalla consapevolezza d'essere un membro di questa organizzazione in cui percorse tutte le varie tappe della vita associativa e in cui ricoprì la carica di delegata prima e successivamente di segretaria e di presidente della gioventù femminile. Appunto per queste sue mansioni in seno all’associazione ebbe modo non solo di fare delle conferenze sui vari temi della vita cristiana, ma anche di tenere una fitta corrispondenza con le amiche per dare un consiglio o un’esortazione, per un augurio in occasione delle nozze oppure per confidare una sua esperienza di vita.

Che l'impegno religioso della giovane scaturiva da scelta di vita precisa e convinta ne è prova la lotta con la famiglia e in particolare con la madre che vedeva venire meno i progetti di matrimonio che coltivava per lei. Anche a costo di sacrifici, umiliazioni e scenate che la mamma le faceva davanti a tutti, Pina tenne duro e il 29 aprile 1932 emise il voto di castità; coerente al voto emesso, con garbo ma fermamente, respinse le diverse proposte di matrimonio che più di un giovane le rivolse conquistato dalla sua grazia e dalla sua avvenenza. Raggiunto il diciannovesimo anno di età aderì al «Cenacolo», un germe di istituto secolare che raggruppava tante anime che come lei bramavano dare alla propria vita un più profondo senso religioso ma fu solo un sogno in quanto l’iniziativa svanì per la morte dell’ideatore.

In seguito furono tanti i tentativi fatti dalla nostra giovane per realizzare il suo struggente desiderio di farsi suora, ma si trovò dinanzi a insormontabili difficoltà e, vistasi preclusa ogni via all' attuazione del suo ideale, volle dare a Gesù l'ultima prova del suo immenso amore: l'offerta di sé stessa come vittima pronunciata, dopo aver stilato un vero e proprio “progetto di immolazione”, il 30 marzo 1948, martedì di Pasqua.

Davvero straordinaria la coincidenza tra l'offerta di vittima, e l'affacciarsi di una forma di artrite reumatica così violenta da causare quel difetto cardiaco che l'avrebbe portata alla morte.

La malattia di Pina, fu una continua preghiera, un consumarsi come “una pallina d’incenso – scrive lei stessa nel suo diario – che si distrugge nel fuoco dell’amore” e fino all’ultimo questa “pura colomba di Gesù Crocifisso”, come lei stessa amava definirsi, continuò a spandere sublimi esempi di perfezione, lieta che la sua offerta di vittima per la santificazione dei sacerdoti fosse stata accolta dal Signore. Morì improvvisamente per infarto il 19 maggio 1950.

L'afflusso dei fedeli fu “numeroso, ininterrotto e commosso”, e proprio da questo si evince che nella comune opinione della gente era morta una santa.

Quella di Pina Suriano è la figura di una giovane donna che spese la sua vita nella più completa dedizione al Signore, all’apostolato, alla Chiesa. Anima estremamente semplice, “ha saputo incarnare pienamente e luminosamente le beatitudini evangeliche, tutta protesa in un continuo impegno di perfezione e di progressiva elevazione a Dio”. (Mons. Grillo)

Nel 1969 la salma della Suriano venne traslata dal cimitero alla parrocchia S. Cuore in Partinico dove si trova sino ad oggi; il 18.2.1989, essendo stata riconosciuta l’eroicità delle sue virtù fu proclamata “Venerabile”, il 22 giugno scorso è stata riconosciuta l’ autenticità del miracolo operato per sua intercessione, il 5 settembre prossimo Giovanni Paolo II, nel contesto del “grande evento” del pellegrinaggio a Loreto di tutta l’Azione Cattolica, la proclamerà beata.

Don Antonino Dolce


La santità di un quotidiano vissuto nel silenzio.

Pina Suriano nasce a Partinico, un grosso centro agricolo della provincia di Palermo appartenente da sempre alla diocesi di Monreale, il 18 febbraio 1915.

Fin dalla nascita si rivela una bambina dolce e affettuosa, la cui serenità d’animo la porta ad interessarsi delle cose semplici della vita, cose che ruotano intorno ad un senso del religioso particolarmente vivo e profondo. Prima figlia di una coppia di agricoltori, inserita in una famiglia semplice e religiosa, cresce manifestando fin dai primi anni un fortissimo interesse per tutto quanto riguardava la religiosità, allora espressa in maniera estremamente semplice e fanciullesca, fatta di preghiere che scandivano la giornata e di gesti di vicinanza verso le innumerevoli persone bisognose che componevano la società partinicese del periodo.

Pina riesce a frequentare solamente la scuola materna dalle Suore Collegine di sant’Antonio, allora incentrata esclusivamente sui giochi e sull’intrattenimento piuttosto che su un preciso progetto educativo, quindi frequenta le scuole elementari avendo per insegnante una maestra di provate capacità educative e morali che l’aiuta a crescere sviluppando le enormi potenzialità che Pina ha quanto a intelligenza e a passione per lo studio.

Ma l’ambiente familiare e sociale nel quale vive le impediscono di continuare gli studi e Pina si ritrova a vivere in casa e ad essere educata a diventare una buona casalinga e una buona madre di famiglia. Come buona parte delle ragazze della sua età, si inserisce presto nell’Azione Cattolica, Associazione che allora – come oggi – aveva a Partinico una presenza cospicua sia in termini di associati sia in termini di presenza capillare nel contesto sociale. L’Azione Cattolica diventa per Pina un alveo nel quale coltivare il suo amore per Cristo e per la Chiesa e nel quale crescere sia come donna sia come cristiana fervente.

Frequenta con assiduità quotidiana le attività parrocchiali, è impegnata nella educazione delle varie fasce di ragazze appartenenti all’Associazione, assume sempre di più posizioni di responsabilità in seno ad essa conducendo un ritmo di vita davvero impegnato se rapportato agli spazi di espressione sociale che le donne avevano in quel periodo storico in Sicilia e ai continui ostacoli che la famiglia le pone davanti per allontanarla da una eccessiva frequenza alla chiesa, cosa che – nella mentalità storica del tempo – poteva inficiare un buon matrimonio. Ostacoli che diventano talvolta inutilmente mortificanti, come quando la madre va in chiesa a prenderla per i capelli e la trascina a casa perché per quel giorno c’era già stata abbastanza a pregare o quando le nasconde le scarpe per non farla uscire di casa ma sottovaluta il fatto che Pina, pur di raggiungere il suo Amore, Cristo Eucaristia, è capace di uscire di casa a piedi scalzi.

Gli anni della sua giovinezza vedono Pina impegnata in un cammino spirituale sempre più intimo e profondo e sviluppano in lei la vocazione alla vita consacrata; dopo avere superato l’opposizione dei familiari, riesce a farsi accettare da un ordine religioso, ma dopo una permanenza di appena otto giorni la sua richiesta viene rifiutata per motivi di salute. Pina ci riproverà con altri ordini ma per vari motivi – salute cagionevole, assenza di una cospicua dote o altro – dovrà con enorme dolore rinunciare alla stato religioso.

Accetta dentro di sé, con un cammino interiore di approfondimento della volontà di Dio, la sua condizione di laica e la vive fino in fondo non come ripiego bensì quale dimensione di vita espressa in una donazione sponsale : nei suoi scritti sono innumerevoli i richiami al suo amore verso Cristo Eucaristia, nei confronti del quale anela ad una unione totale senza limiti. La vita vissuta quale offerta permanente di sé prende spazio nel suo animo e nel suo ritmo di vita, fino a divenire offerta sacrificale per i sacerdoti.

Eppure in tanta sofferenza Pina mostra sempre un sorriso sulle labbra e nel cuore, testimone di una gioia che scaturisce dalla sofferenza vissuta per amore del suo Unico, Immenso Amore: Cristo Eucaristia.

L’Azione Cattolica del tempo rappresenta per la chiesa locale uno spazio culturale nel quale si incrociano letture, dibattiti, incontri su tematiche sociali, religiose, anche politiche: in questa dimensione culturale Pina Suriano trova elementi per arricchire la propria scarsa preparazione scolastica e sviluppa chiavi di lettura anche originali sulla condizione della chiesa di allora, sulla figura dei sacerdoti, sul significato del giubileo, sulla universalità della chiesa: una giovane donna in un paese periferico della Sicilia di 70 anni fa guarda con lucidità agli eventi storici del suo tempo, riconosce la presenza dello Spirito Santo e osa scrivere – ricordiamo che è una giovane in un contesto sociale per nulla confacente ad ascoltare le opinioni di una donna - ad un sacerdote del tempo allontanatosi dalla chiesa richiamandolo al suo stato con toni fermi ma molto amorevoli e appassionati.

Niente azioni eclatanti, niente gesti evidenti, niente rivendicazioni femministe ma silenzio, preghiera, semplicità, costanza , impegno in un quotidiano scandito da un rapporto che si fa sempre più forte con il suo unico Amore: Cristo. E a questo Cristo, dal quale non si staccano i suoi occhi né si allontana mai il suo cuore, Pina offre la sua vita con ripetute offerte e la offre per i sacerdoti, ben consapevole della caducità di certe vocazioni e della necessità di sacerdoti santi per una comunità santa. La sua offerta si traduce nella richiesta di una sofferenza che possa ricordarle il suo stesso dono di sé all’unico Amore della sua vita, una richiesta di sofferenza che suona strana se rapportata al suo essere una bella e giovane donna, amante della vita e dell’amore, dell’amicizia e della solidarietà.

E Cristo risponde alla sua chiamata con una malattia che molto la farà soffrire ma da lei vissuta con lo stesso stile con il quale conduce la sua esistenza quotidiana: non si sente frenata dal dolore bensì proiettata verso attività varie, verso progetti nei confronti di un futuro che lei sola intravede, è felice di soffrire come di chi è ben consapevole che la sua vita è una lampada accesa per testimoniare che la Luce, gioisce soffrendo perché sa che la sua volontà e la volontà di Dio nella sofferenza hanno trovato una sintonia d’amore unica ed irripetibile.

Muore il 19 maggio 1950, a 35 anni, mentre stava organizzando con l’Azione Cattolica un viaggio giubilare a Roma.


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Annuncio di Mons. Cataldo Naro sulla beatificazione della venerabile Pina Suriano

Spianata di Montorso - Loreto (AN)
Domenica 5 settembre 2004
Alla comunità diocesana


Cari fratelli e sorelle,

da oggi è ufficiale: il 5 settembre prossimo Giovanni Paolo II proclamerà beata Pina Suriano (1915-1950). Lo farà non nella piazza San Pietro a Roma, dove ordinariamente sono celebrati simili eventi, ma a Loreto, a conclusione di un grande pellegrinaggio dell'Azione Cattolica. Pina Suriano fu infatti una socia attiva e convinta dell'Azione Cattolica. Il Papa la proclamerà beata assieme ad un altro membro dell'associazione, l'italiano Alberto Marvelli di Rimini, e ad un sacerdote assistente dell'associazione, il catalano don Pietro Tarrés-Claret.

Sarà una grande festa per l'Azione Cattolica che vede la Chiesa indicare a modello di santità tre figure della sua storia del Novecento e trova in tal modo confermata e incoraggiata l'immagine che essa ama dare di sé: una scuola di santità. E sarà una grande festa anche per la nostra Chiesa diocesana. Una sua figlia, vissuta in un'epoca non lontana, morta appena più di cinquant'anni fa, il cui ricordo è ancora molto vivo negli anziani che l'hanno conosciuta personalmente, è proclamata beata. La Chiesa riconosce ufficialmente l'esemplarità della sua testimonianza di santità. La potremo pregare, vivere una comunione con lei: la sua annuale memoria liturgica è stata fissata al 19 maggio, giorno della sua nascita al cielo. Come non essere grati e contenti di un simile dono che il Signore fa alla Chiesa di Monreale?

È un dono che ci fa responsabili, innanzitutto, di un nostro personale impegno di santità. Pina Suriano, che condusse un'esistenza esteriore priva di fatti eccezionali, trascorsa interamente nella sua Partinico, legata ad un'umile quotidianità, ci dice che farsi santi, vivere costantemente alla presenza di Dio, sperimentare la propria libertà come donazione, è un cammino percorribile, è una possibilità reale. Il cristianesimo non è un'idealità astratta. Il Vangelo non indica un'utopia. La nuova beata sembra assicurarci che anche noi possiamo aderire pienamente al Signore, vivere in fedeltà al Vangelo, farci guidare in tutto dallo Spirito di Cristo. La sua trasparente testimonianza di giovane donna che si è realizzata come consapevole offerta di sé, nel Cristo, a Dio Padre, ci spinge sulla via della santità, ci fa coraggio, ci dice che la vocazione cristiana è realizzabile. E lo stesso messaggio ci dicono le altre esemplari personalità cristiane della nostra Chiesa diocesana vissute, anch'esse, nel secolo che è passato da pochi anni e tutte già avanti nell'iter per il riconoscimento canonico della loro santità: Teresa Cortimiglia, Margherita Crispi, Maria di Gesù Santocanale, Rosa Zangara, il decano Giovanni Bacile e l'arcivescovo Intreccialagli. Possiamo ben dire che, nella nostra diocesi, scuola di santità è stata l'Azione Cattolica ma all'interno di quella più grande scuola di santità che è stata la stessa Chiesa monrealese. E tale la nostra Chiesa diocesana può e deve continuare a essere. Se noi non saremo alunni distratti e svogliati di tanti e così grandi maestri di santità che il Signore ci ha donato.

Appunto per non disperdere il magistero della santità suscitata da Dio nella nostra diocesi, penso che la prossima beatificazione di Pina Suriano debba essere da noi colta come una straordinaria sollecitazione a una conoscenza più puntuale e più documentata della sua esperienza credente, del suo effettivo cammino di santità. Ritengo che s'imponga oggi, ancor più di ieri, un grande sforzo per meglio ripercorrere la sua vicenda interiore attraverso le tracce che ella ne ha lasciato, soprattutto le sue lettere e i suoi diari. È una conoscenza che alimenterà la nostra comunione con lei e sosterrà la nostra preghiera. E ci permetterà di penetrare più in profondità l'insegnamento che deriva per noi, ma anche per le altre Chiese di Sicilia e la Chiesa tutta, dalla esemplarità del suo rapporto col Signore. Ci possono aiutare in questo intento gli studi più recenti sulla sua spiritualità che hanno evidenziato il crescente ed appassionato amore di questa "piccola" ragazza per Cristo, la sua semplice e ferma volontà di consegnarsi a Dio come un'offerta vivente assieme al suo Sposo Gesù, la sua impressionante capacità di portare nella preghiera d'intercessione tutto il suo mondo, a partire dai sacerdoti la cui fedeltà intuiva a rischio, il suo desiderio generoso di contribuire concretamente ad elevare a Dio l'ambiente circostante, facendosi portatrice di pace e intessendo costruttivi rapporti d'amicizia.

Sono sicuro che Pina Suriano, proprio in seguito al riconoscimento canonico della sua santità, sarà conosciuta molto più di prima. Anzi sarà ora lei stessa che si farà incontrare ed amare più di prima. Ho fiducia che ella, così sensibile mentre era su questa terra alla necessità della preghiera per la fedeltà dei sacerdoti alla loro vocazione, ottenga ai nostri sacerdoti e ai nostri candidati al ministero presbiterale e diaconale un sincero desiderio di amore costante al Signore e di servizio gioioso e disinteressato ai fedeli. Non nascondo l'attesa che i nostri laici traggano da lei, che visse esemplarmente la sua condizione laicale, la lezione di un fattivo impegno di ardita testimonianza cristiana nel mondo che si alimenti in un sempre più vero e più personale rapporto col Signore. Manifesto l'auspicio che i religiosi e le religiose e i membri degli Istituti secolari, ispirandosi a lei che così alta stima ebbe della vita consacrata, facciano della loro esistenza un sacrificio vivente gradito a Dio. E nutro la speranza che quanti, pur battezzati, non vivono la loro vocazione cristiana siano attratti, proprio per l'intercessione della nuova beata e per l'esempio luminoso della sua vita, ad un incontro col Signore che rinnovi la loro esistenza e li trasformi in testimoni del Vangelo. Ed anche per me vescovo prego la nuova beata, perché lei che visse così intensamente e così intelligentemente, pur dal suo piccolo angolo di visuale, le grandi trasformazioni ecclesiali e civili degli anni tra le due guerre mondiali, mi ottenga dal Signore la luce per intendere i consistenti mutamenti culturali, che coinvolgono il territorio della nostra diocesi, e per individuare le vie attraverso le quali la nostra Chiesa locale possa continuare ad esercitare il suo compito della trasmissione della fede.

Tutti affido all'intercessione della beata Pina Suriano e tutti benedico nel Signore.

Monreale, 22 giugno 2004

† Cataldo Naro
Arcivescovo di Monreale

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VISITA DI SUA SANTITÀ
GIOVANNI PAOLO II
A LORETO

CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA
CON BEATIFICAZIONE DI:
PEDRO TARRES Y CLARET,
ALBERTO MARVELLI
PINA SURIANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Spianata di Montorso

Domenica, 5 settembre 2004

1. "Quale uomo può conoscere il volere di Dio?" (Sap 9,13). La domanda, posta dal Libro della Sapienza, ha una risposta: solo il Figlio di Dio, fatto uomo per la nostra salvezza nel grembo verginale di Maria, può rivelarci il disegno di Dio. Solo Gesù Cristo sa qual è la via per "giungere alla sapienza del cuore" (Sal resp.) e ottenere pace e salvezza.

E qual è questa via? Ce l’ha detto Lui nel Vangelo di oggi: è la via della croce. Le sue parole sono chiare: "Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo" (Lc 14, 27).

"Portare la croce dietro a Gesù" significa essere disposti a qualsiasi sacrificio per amore suo. Significa non mettere niente e nessuno prima di lui, neanche le persone più care, neanche la propria vita.

2. Carissimi Fratelli e Sorelle, convenuti in questa "splendida vallata di Montorso", come l’ha qualificata l’Arcivescovo Mons. Comastri, che ringrazio di cuore per le calorose parole rivoltemi. Saluto, con lui, i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti; saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose, le persone consacrate; e soprattutto saluto voi giovani, appartenenti all’Azione Cattolica, che, guidati dall’Assistente generale Mons. Francesco Lambiasi e dalla Presidente nazionale Dottoressa Paola Bignardi, che ringrazio per il caloroso indirizzo, avete voluto raccogliervi qui, sotto lo sguardo della Madonna di Loreto, per rinnovare il vostro impegno di fedele adesione a Cristo Gesù.

Voi lo sapete: aderire a Cristo è una scelta esigente. Non a caso Gesù parla di "croce". Egli tuttavia precisa immediatamente: "dietro di me". È questa la grande parola: non siamo soli a portare la croce. Davanti a noi cammina Lui, aprendoci la strada con la luce del suo esempio e con la forza del suo amore.

3. La croce accettata per amore genera libertà. Lo ha sperimentato l’apostolo Paolo, "vecchio e ora anche prigioniero per Cristo Gesù", come lui stesso si definisce nella lettera a Filemone, ma interiormente pienamente libero. Proprio questa è l’impressione che si coglie dalla pagina ora proclamata: Paolo è in catene, ma il suo cuore è libero, perché abitato dall’amore di Cristo. Per questo, dal buio della prigione in cui soffre per il suo Signore, egli può parlare di libertà ad un amico che sta fuori del carcere. Filemone è un cristiano di Colossi: a lui Paolo si rivolge per chiedergli di liberare Onesimo, ancora schiavo secondo il diritto dell’epoca, ma ormai fratello per il battesimo. Rinunciando all’altro come suo possesso, Filemone avrà in dono un fratello.

La lezione che scaturisce da tutta la vicenda è chiara: non c’è amore più grande di quello della croce; non c’è libertà più vera di quella dell’amore; non c’è fraternità più piena di quella che nasce dalla croce di Gesù.

4. De la cruz de Jesús fueron humildes discípulos y testigos heroicos los tres Beatos, apenas proclamados.

Pedro Tarrés i Claret, primero médico y después sacerdote, se dedicó al apostolado laical entre los jóvenes de Acción Católica de Barcelona, de los cuales, después, fue consiliario. En el ejercicio de la profesión médica se entregó con especial solicitud a los enfermos más pobres, convencido de que "el enfermo es símbolo de Cristo sufriente".

Ordenado sacerdote, se consagró con generosa intrepidez a las tareas del ministerio, permaneciendo fiel al compromiso asumido en vísperas de la Ordenación: "Un solo propósito, Señor: sacerdote santo, cueste lo que cueste". Aceptó con fe y heroica paciencia una grave enfermedad, que lo llevó a la muerte con sólo 45 años. A pesar del sufrimiento repetía frecuentemente: "¡Cuán bueno es el Señor conmigo!. Y yo soy verdaderamente feliz".

Traduzione italiana delle parole pronunciate in lingua spagnola:

4. Della croce di Gesù furono umili discepoli e testimoni eroici i tre Beati appena proclamati.
Pedro Tarrés i Claret, dapprima medico e dopo sacerdote, si dedicò all'apostolato laicale tra i giovani di Azione Cattolica di Barcellona, dei quali divenne successivamente consigliere. Nell'esercizio della professione medica, si dedicò con speciale sollecitudine ai malati più poveri, convinto che "il malato è simbolo di Cristo sofferente".

Ordinato sacerdote si consacrò con coraggio generoso ai compiti del ministero, rimanendo fedele all'impegno assunto la vigilia dell'Ordinazione: "Un solo proposito, Signore, costi quello che costi". Accettò con fede e con eroica pazienza una grave malattia che lo portò alla morte a soli 45 anni. Nonostante la sofferenza ripeteva con frequenza: "Quanto è buono il Signore con me! E io sono veramente felice".

5. Alberto Marvelli, giovane forte e libero, generoso figlio della Chiesa di Rimini e dell’Azione Cattolica, ha concepito tutta la sua breve vita di appena 28 anni come un dono d’amore a Gesù per il bene dei fratelli. "Gesù mi ha avvolto con la sua grazia", scriveva nel suo diario; "non vedo più che Lui, non penso che a Lui". Alberto aveva fatto dell’Eucaristia quotidiana il centro della sua vita. Nella preghiera cercava ispirazione anche per l’impegno politico, convinto della necessità di vivere pienamente da figli di Dio nella storia, per fare di questa una storia di salvezza.

Nel difficile periodo della seconda guerra mondiale, che seminava morte e moltiplicava violenze e sofferenze atroci, il beato Alberto alimentava una intensa vita spirituale, da cui scaturiva quell’amore per Gesù che lo portava a dimenticare costantemente se stesso per caricarsi della croce dei poveri.

6. Anche la beata Pina Suriano - nativa di Partinico, nella diocesi di Monreale - ha amato Gesù con un amore ardente e fedele al punto da poter scrivere in tutta sincerità: "Non faccio altro che vivere di Gesù". A Gesù lei parlava con cuore di sposa: "Gesù, fammi sempre più tua. Gesù, voglio vivere e morire con te e per te".

Aderì fin da ragazza alla Gioventù Femminile di Azione Cattolica, di cui fu poi dirigente parrocchiale, trovando nell’Associazione importanti stimoli di crescita umana e culturale in un clima intenso di amicizia fraterna. Maturò gradualmente una semplice e ferma volontà di consegnare a Dio come offerta d’amore la sua giovane vita, in particolare per la santificazione e perseveranza dei sacerdoti.

7. Cari Fratelli e Sorelle, amici dell’Azione Cattolica, convenuti a Loreto dall’Italia, dalla Spagna e da tante parti del mondo! Oggi il Signore, attraverso l’evento della beatificazione di questi tre Servi di Dio, vi dice: il dono più grande che potete fare alla Chiesa e al mondo è la santità.

Vi stia a cuore ciò che sta a cuore alla Chiesa: che molti uomini e donne del nostro tempo siano conquistati dal fascino di Cristo; che il suo Vangelo torni a brillare come luce di speranza per i poveri, i malati, gli affamati di giustizia; che le comunità cristiane siano sempre più vive, aperte, attraenti; che le nostre città siano ospitali e vivibili per tutti; che l’umanità possa seguire le vie della pace e della fraternità.

8. A voi laici spetta di testimoniare la fede mediante le virtù che vi sono specifiche: la fedeltà e la tenerezza in famiglia, la competenza nel lavoro, la tenacia nel servire il bene comune, la solidarietà nelle relazioni sociali, la creatività nell’intraprendere opere utili all’evangelizzazione e alla promozione umana. A voi spetta pure di mostrare - in stretta comunione con i Pastori - che il Vangelo è attuale, e che la fede non sottrae il credente alla storia, ma lo immerge più profondamente in essa.

Coraggio, Azione Cattolica! Il Signore guidi il tuo cammino di rinnovamento!

L’Immacolata Vergine di Loreto ti accompagna con tenera premura; la Chiesa ti guarda con fiducia; il Papa ti saluta, ti sostiene e ti benedice di cuore.

Azione Cattolica Italiana, grazie!

 
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